Neuropatia periferica: si può guarire?
Neuropatia periferica: si può guarire?
Una delle domande più frequenti di chi soffre di neuropatia periferica è se sia possibile guarire.
È una domanda importantissima, perché dalla risposta dipendono le aspettative del paziente e le scelte terapeutiche e riabilitative.
La risposta non è uguale per tutti. Dipende dalla causa della neuropatia, dall’entità del danno nervoso e, soprattutto, dal fatto che la malattia sia ancora in evoluzione oppure si sia stabilizzata.
Occorre però chiarire subito un concetto fondamentale: guarire dal danno nervoso e recuperare la funzione perduta non sono necessariamente la stessa cosa.
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Sommario
- Neuropatia periferica: si può guarire?
- Neuropatie progressive e neuropatie stabilizzate
- Quando la neuropatia continua a peggiorare
- Cosa accade quando la neuropatia si stabilizza?
- Quando la neuropatia provoca una perdita di sensibilità
- Quando la neuropatia provoca una perdita di forza
- Il nervo danneggiato può rigenerarsi?
- Il recupero funzionale non coincide con la guarigione del nervo
- Recuperare la forza è sufficiente?
- Il ruolo della sensibilità propriocettiva
- Qual è allora il vero obiettivo della riabilitazione?
- In conclusione: si può guarire da una neuropatia periferica?
Neuropatie progressive e neuropatie stabilizzate
La prima distinzione riguarda l’evoluzione della malattia.
Esistono neuropatie nelle quali il processo che danneggia i nervi è ancora attivo. In questi casi i sintomi possono continuare a peggiorare, talvolta molto lentamente, nel corso di mesi o anni.
Altre neuropatie, invece, hanno prodotto un danno che successivamente si è stabilizzato.
Questa distinzione è fondamentale perché determina le priorità del trattamento.
Quando la neuropatia continua a peggiorare
Quando la neuropatia continua a peggiorare
Se il danno nervoso continua a progredire, il primo obiettivo è identificarne la causa e cercare di arrestare, o almeno rallentare, il processo patologico.
Per questo è indispensabile una diagnosi accurata.
Le neuropatie periferiche possono avere origini molto diverse: metaboliche, infiammatorie, tossiche, traumatiche, compressive o ereditarie.
Le possibilità di intervento dipendono dalla causa.
In alcune forme è possibile eliminare il fattore responsabile del danno. In altre si può controllare la malattia, rallentandone l’evoluzione. Esistono infine condizioni nelle quali non è ancora disponibile un trattamento capace di arrestare efficacemente la progressione.
Finché il processo patologico rimane attivo, il recupero funzionale rischia di essere ostacolato dal continuo aggravamento del danno nervoso.
Questo non significa che la riabilitazione debba necessariamente attendere la stabilizzazione della malattia: può essere utile anche durante la fase progressiva, con obiettivi adeguati alle condizioni del paziente.
Quando la progressione viene arrestata o sufficientemente rallentata, il problema del recupero funzionale assume un’importanza ancora maggiore.
Cosa accade quando la neuropatia si stabilizza?
Quando il danno nervoso non progredisce più, il sistema nervoso deve continuare a svolgere le proprie funzioni utilizzando le risorse rimaste disponibili.
Per farlo, modifica la propria organizzazione.
Questa capacità di adattamento è una delle caratteristiche fondamentali del sistema nervoso e prende il nome di plasticità cerebrale.
Le conseguenze sono differenti a seconda che il danno interessi prevalentemente le fibre sensitive oppure quelle motorie.
Quando la neuropatia provoca una perdita di sensibilità
Immaginiamo una persona che abbia perso parte della sensibilità sotto la pianta dei piedi.
Spesso questi pazienti descrivono una sensazione molto caratteristica: dicono di camminare come se avessero dell’ovatta sotto i piedi.
La perdita di sensibilità non comporta soltanto una minore percezione del contatto con il terreno.
Le informazioni provenienti dalla pianta del piede contribuiscono infatti al controllo della postura e dell’equilibrio.
Quando queste informazioni diminuiscono, il sistema nervoso deve trovare altre soluzioni.
Il paziente può, per esempio, utilizzare maggiormente la vista per controllare la propria posizione nello spazio.
Questo spiega perché alcune persone con neuropatia periferica riescono a mantenere un equilibrio relativamente buono quando hanno gli occhi aperti, ma diventano molto più instabili al buio.
Un altro esempio interessante è l’utilizzo del bastone.
Il bastone non serve necessariamente a sostenere il peso del corpo: serve soprattutto a percepire meglio il terreno. La stampella serve ad appoggiarsi e a sostenerci.
Attraverso il contatto del bastone con il suolo, il sistema nervoso riceve informazioni aggiuntive che possono contribuire al controllo dell’equilibrio.
È un esempio di come il sistema nervoso possa compensare una perdita sensitiva utilizzando informazioni provenienti da altre vie. Questi adattamenti possono migliorare la sicurezza del movimento, anche se non restituiscono la sensibilità perduta.
Quando la neuropatia provoca una perdita di forza
Se il danno interessa le fibre motorie, alcuni muscoli ricevono comandi insufficienti oppure non riescono più a essere attivati. Anche in questo caso il sistema nervoso cerca di adattarsi.
Immaginiamo una neuropatia che provochi una riduzione della forza di alcuni muscoli della gamba.
Per continuare a camminare, il paziente può modificare il movimento del bacino, del ginocchio o del piede. In altre parole, comincia a zoppicare.
La zoppia non è necessariamente soltanto una conseguenza passiva della debolezza muscolare: può rappresentare anche una strategia motoria che permette di continuare a camminare nonostante il deficit.
Il sistema nervoso organizza quindi il movimento in maniera diversa, cercando di sfruttare i muscoli ancora funzionanti.
Queste strategie compensatorie sono spesso indispensabili, ma non sempre sono efficienti.
Possono aumentare il consumo energetico, sovraccaricare altre strutture e rendere il movimento meno stabile.
Il nervo danneggiato può rigenerarsi?
Una volta stabilizzata la neuropatia, si presentano due possibilità.
La prima è che il nervo riesca a recuperare, almeno parzialmente.
I nervi periferici possiedono una capacità di rigenerazione che dipende dal tipo e dalla gravità della lesione.
Quando gli assoni sono danneggiati, ma le condizioni anatomiche consentono la ricrescita, le fibre nervose possono progressivamente raggiungere nuovamente i tessuti bersaglio.
Si tratta però di un processo lento. La velocità di rigenerazione assonale viene spesso indicata, come ordine di grandezza, intorno a un millimetro al giorno, ma può variare considerevolmente.
Questo significa che, quando la distanza da percorrere è elevata, il recupero può richiedere molti mesi.
Inoltre, la ricrescita dell’assone non garantisce automaticamente il recupero completo della funzione.
La seconda possibilità è che il nervo non riesca a rigenerarsi in maniera sufficiente.
Questo può accadere per la gravità del danno, per la perdita delle strutture necessarie alla rigenerazione o per altre condizioni che ostacolano il recupero.
In questi casi il deficit nervoso può persistere stabilmente.
Ma significa necessariamente che non si possa ottenere alcun miglioramento?
Non sempre.
Il recupero funzionale non coincide con la guarigione del nervo
Questo è probabilmente l’aspetto più importante dal punto di vista riabilitativo.
Consideriamo nuovamente le due situazioni.
Se il nervo sta rigenerando, il sistema nervoso deve progressivamente imparare a utilizzare le funzioni che tornano disponibili.
Nel frattempo, il paziente ha sviluppato strategie motorie compensatorie, che possono essere diventate abituali. Il recupero della conduzione nervosa non determina necessariamente l’immediato abbandono di queste strategie.
La riabilitazione deve quindi favorire il recupero del movimento, aiutando il sistema nervoso a utilizzare in modo efficace le capacità che vengono progressivamente recuperate.
Se invece il nervo non riesce a rigenerarsi, il problema è differente.
Non si può pretendere di riattivare un muscolo completamente denervato attraverso il normale comando nervoso.
Si può però cercare di migliorare l’organizzazione delle funzioni rimaste disponibili.
Il sistema nervoso può utilizzare meglio i muscoli ancora innervati, modificare le strategie motorie e migliorare la coordinazione.
In entrambi i casi, dunque, la riabilitazione deve occuparsi non soltanto della forza, ma anche dell’organizzazione del movimento.
Recuperare la forza è sufficiente?
Quando una neuropatia provoca debolezza muscolare, l’attenzione si concentra quasi inevitabilmente sul recupero della forza.
È un obiettivo corretto, ma può essere insufficiente.
La forza muscolare non dipende soltanto dalle caratteristiche del muscolo.
Dipende anche dalla capacità del sistema nervoso di attivarlo e di coordinarne l’azione con quella degli altri muscoli.
Un aspetto particolarmente importante è il controllo delle articolazioni.
Per produrre un movimento efficace, infatti, non basta che un muscolo sviluppi forza: occorre che l’articolazione sulla quale agisce sia adeguatamente controllata.
Se il controllo articolare è insufficiente, una parte della forza può essere utilizzata in maniera inefficace e il sistema nervoso può adottare strategie di attivazione più prudenti.
In alcune condizioni, l’instabilità e le alterazioni delle informazioni sensoriali possono quindi limitare la capacità di esprimere forza durante il movimento.
Per questo il recupero della forza deve procedere insieme al recupero del controllo motorio.
Il ruolo della sensibilità propriocettiva
Il controllo motorio dipende in larga misura dalle informazioni che il sistema nervoso riceve continuamente dai muscoli, dai tendini e dalle articolazioni.
Queste informazioni costituiscono la sensibilità propriocettiva.
Grazie alla propriocezione, il sistema nervoso conosce la posizione delle diverse parti del corpo e può regolare l’attività muscolare necessaria per mantenere la postura ed eseguire i movimenti.
Nelle neuropatie periferiche anche le fibre che trasportano queste informazioni possono essere danneggiate.
Il risultato è una doppia difficoltà.
Da un lato alcuni muscoli possono essere deboli perché ricevono comandi motori insufficienti.
Dall’altro il sistema nervoso può ricevere informazioni incomplete sulla posizione e sul movimento delle articolazioni.
In queste condizioni il recupero della forza, da solo, può non essere sufficiente a ripristinare un movimento efficiente.
È necessario lavorare anche sul controllo motorio e, quando possibile, sulla capacità del sistema nervoso di utilizzare le informazioni propriocettive residue.
La rieducazione propriocettiva assume quindi un ruolo importante nel programma riabilitativo, soprattutto quando sono presenti alterazioni dell’equilibrio, della stabilità articolare e della coordinazione.
Qual è allora il vero obiettivo della riabilitazione?
La risposta dipende dalle caratteristiche della neuropatia.
Quando esistono possibilità di rigenerazione nervosa, la riabilitazione deve accompagnare il recupero e favorire il ritorno a strategie motorie efficienti.
Quando invece il danno nervoso è permanente, l’obiettivo è utilizzare nel modo migliore le capacità residue.
In entrambe le situazioni occorre considerare la forza, la coordinazione, la stabilità articolare e il controllo motorio.
Naturalmente, le possibilità di miglioramento dipendono dall’entità del danno e dalle strutture nervose ancora funzionanti.
Non tutti i deficit possono essere recuperati e non tutte le neuropatie rispondono allo stesso modo alla riabilitazione.
In conclusione: si può guarire da una neuropatia periferica?
La risposta dipende da cosa intendiamo per guarigione.
In alcuni casi è possibile arrestare la malattia e ottenere un recupero completo o parziale del nervo.
In altri il danno nervoso rimane permanente.
Ma anche quando la guarigione anatomica non è possibile, possono esistere margini di miglioramento funzionale.
Il punto fondamentale è distinguere il recupero del nervo dal recupero della capacità di muoversi.
Il primo dipende dai processi biologici di riparazione e rigenerazione nervosa.
Il secondo dipende anche dalla capacità del sistema nervoso di riorganizzare il controllo motorio e utilizzare efficacemente le funzioni rimaste disponibili.
È su questo secondo aspetto che la riabilitazione può svolgere un ruolo importante.
articolo del prof. guido m filippi, Università Cattolica di Roma, facoltà di medicina e chirurgia Roma
Medline prof. guido m. filippi
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