La stimolazione propriocettiva e la funzione muscolare

 

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La stimolazione propriocettiva e la funzione muscolare

articolo del prof. guido m filippi, Università Cattolica di Roma, facoltà di medicina e chirurgia Roma
Medline prof. guido m. filippi

Una molteplicità di dati afferma e dimostra che una specifica stimolazione propriocettiva, caratterizzata da specifici e stretti parametri incrementa e molto la funzione muscolare in soggetti sanie in soggetti da riabilitare. Vediamo quali sono questi parametri e perchè si ottengono effetti tanto potenti. In questa review gli aprofondimenti neurofisiologici numerosi altri studi scientifici internazionali, presenti in medline, dettagliano l’applicabilità e i meccanismi.

La stimolazione propriocettiva reale

Comunemente la stimolazione propriocettiva è applicata mediante una vibrazione meccanica del muscolo. Tuttavia, tale affermazione è assolutamente generica ed il suo abuso l’ha resa fuorviante.
In realtà, come altrove spiegato, la vibrazione è solo la nostra percezione di micro allungamenti-accorciamenti del muscolo, da specifici strumenti. Lo scopo è eccitare alcuni recettori nervosi presenti nei muscoli (fusi neuromuscolari) utilizzati per controllare i nostri movimenti. E’ facile capire che migliore il controllo, migliore il movimento (più potente, preciso, veloce, resistente alla fatica).

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stimolazione propriocettiva realmente efficace

Però, come devono essere questi micro allungamenti-accorciamenti per ottenere questa eccitazione?

La stimolazione propriocettiva: Requisiti di un efficace stimolo

I requisiti, dettagliatamente spiegati e discussi in un recente studio (Plastic changes induced by muscle focal vibration. Frontiers in neuroscience 2023) sono l’ampiezza (frazioni di millimetro), la frequenza (tra i 75 e i 120 Hz, il fattore più importante), un passaggio “morbido” (tecnicamente “privo di discontinuità”) nel passaggio tra ciascuno stiramento e l’accorciamento successivo. In questo modo i recettori sono potentemente attivati (Matthwes PBC. Mammalian Muscle Receptors and Their Central Actions. Edward Arnold, 1972).

Inoltre, questa attivazione deve lasciare effetti nel tempo (in modo che i risultati positivi si mantengano a lungo). In sostanza lo stimolo deve essere in grado di potenziare le capacità elaborative delle reti nervose anche quando lo stimolo è finito. Questo si ottiene distribuendo nel tempo in modo adeguato tale stimolazione (Smolen et al. The right time to learn: mechanisms and optimization of spaced learning Nat Rev Neurosci. 2016;17:77-88).

La conseguenza è che uno strumento vibrante non necessariamente ha queste caratteristiche, anche se applicato su singoli muscoli. Inoltre, un simile stimolo se deve coinvolgere molti muscoli, nella sua propagazione si deformerà, potendo avere effetti nulli o anche opposti al desiderato (la whole body vibration sicuramente è dannosa, come ampiamente documentato dalla medicina del lavoro).

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articolo del prof. guido m filippi, Università Cattolica di Roma, facoltà di medicina e chirurgia Roma
Medline prof. guido m. filippi

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