Coxartrosi e camminata: camminare fa bene oppure peggiora l’artrosi dell’anca?
Coxartrosi e camminata: camminare fa bene oppure peggiora l’artrosi dell’anca?
Chi soffre di coxartrosi avanzata racconta spesso di non riuscire più a camminare senza dolore. Salire le scale diventa particolarmente difficile: molti pazienti riescono a farlo soltanto portando avanti sempre la stessa gamba, evitando di caricare quella dolorosa.
Ma camminare fa bene oppure rischia di peggiorare l’artrosi dell’anca? Per rispondere dobbiamo comprendere come viene normalmente controllato il carico sull’articolazione e che cosa cambia quando questo controllo diventa insufficiente.
Indice
- Il ruolo del carico articolare
- La gestione fisiologica del carico sull’articolazione
- Come cambia la funzione muscolare nella coxartrosi
- In sintesi:
- Quando camminare è utile.
- Quando è opportuno ridurre il carico
- Perché il dolore non dipende esclusivamente dalla cartilagine.
- Per approfondire
Il ruolo del carico articolare
La questione principale è che l’anca (coxa in termini medici) nel cammino regge il peso di tutto il corpo. Nel cammino c’è una fase in cui poggiamo su una sola gamba. Per giunta, in quel momento, l’anca si muove. Nel salire le scale la situazione è peggiore, perché oltre al passo c’è da vincere la forza di gravità.
La gestione fisiologica del carico sull’articolazione
In breve, il dolore nasce dal carico sull’anca. Quando carichiamo, forziamo l’anca, la testa del femore preme con forza contro la cavità articolare e abbiamo dolore. Quando questo non avviene, perché la situazione è normale, ci sono due meccanismi protettivi che intervengono, una è la cartilagine articolare, l’altra, fondamentale, sono i muscoli. I muscoli dall’anca, in particolare i 3 muscoli glutei, stabilizzano l’articolazione e spingono nel passo. La stabilizzazione è essenziale perché permette di controllare la posizione della testa del femore nell’acetabolo e le sollecitazioni che si sviluppano durante il movimento.
Come cambia la funzione muscolare nella coxartrosi
Durante il cammino il sistema nervoso deve svolgere due compiti differenti: produrre il movimento e mantenere stabile l’articolazione mentre questa sostiene il peso del corpo.
Il primo compito richiede che i muscoli sviluppino la forza necessaria a muoverci. Il secondo richiede un controllo molto preciso della loro attività, per garantire la stabilizzazione articolare durante ogni fase del passo.
Queste due funzioni, pur essendo strettamente collegate, non coincidono.
Un muscolo può essere perfettamente capace di sviluppare forza, ma il sistema nervoso può ridurne o interromperne l’attivazione quando riceve informazioni che segnalano una condizione sfavorevole per l’articolazione.
Un esempio facilmente comprensibile è quello del ginocchio artrosico o con una lesione meniscale.
Talvolta, durante il cammino, il ginocchio cede improvvisamente. Questo fenomeno non dipende necessariamente dalla debolezza del quadricipite: può essere conseguenza di una temporanea inibizione della sua attivazione da parte del sistema nervoso.
Si tratta di un meccanismo di regolazione neuromuscolare attraverso il quale le informazioni sensoriali provenienti dall’articolazione possono modificare l’attività dei muscoli.
Una risposta di questo tipo può contribuire a limitare le sollecitazioni su un’articolazione dolorosa o danneggiata.
Anche nell’anca il sistema nervoso deve coordinare continuamente due esigenze: generare la forza necessaria al cammino e garantire un’adeguata stabilizzazione articolare.
Quando la stabilizzazione articolare è insufficiente, le sollecitazioni meccaniche possono diventare sfavorevoli e contribuire, nel tempo, al danno articolare.
Le informazioni sensoriali provenienti dall’articolazione possono modificare l’attivazione muscolare, rendendo ancora meno efficace il controllo del movimento.
Si può così instaurare un primo circolo vizioso: l’alterazione della stabilizzazione contribuisce alle sollecitazioni articolari, che a loro volta possono interferire con il controllo muscolare.
Il dolore può innescare un secondo circolo vizioso.
Per evitare di soffrire, il paziente riduce progressivamente il movimento. La minore attività determina una perdita di forza e un peggioramento della funzione muscolare, che si aggiungono alle difficoltà di stabilizzazione già presenti.
In sintesi:
Insufficiente stabilizzazione articolare → sollecitazioni sfavorevoli → dolore e alterazione dell’attivazione muscolare → difficoltà nel camminare → riduzione del movimento → ulteriore peggioramento della funzione articolare.
Questo spiega perché, nella riabilitazione della coxartrosi, il recupero della forza muscolare, pur importante, può non essere sufficiente. Si tratta di circoli viziosi tipici dell’artrosi.
Un obiettivo fondamentale è recuperare la capacità del sistema nervoso di controllare e stabilizzare correttamente l’articolazione durante il movimento.
Come recitava un vecchio slogan: «La potenza è nulla senza il controllo».
Quando camminare è utile.
Camminare è particolarmente utile nelle fasi iniziali della coxartrosi, quando il nostro corpo comincia ad avvisarci con piccoli dolori o fastidi transitori all’anca.
Il movimento mantiene attivi i muscoli e sollecita continuamente i meccanismi nervosi che controllano la stabilizzazione articolare.
Quando le condizioni lo consentono, è utile cercare di mantenere un passo sostenuto, come quando siamo leggermente in ritardo a un appuntamento.
Un obiettivo indicativo può essere camminare per circa mezz’ora al giorno, almeno cinque giorni alla settimana.
Naturalmente, occorre adattare la durata e la velocità alle proprie condizioni. Chi avverte dolore può iniziare con periodi più brevi, aumentando progressivamente l’attività.
L’importante è mantenere il movimento senza provocare un peggioramento persistente dei sintomi.
Quando è opportuno ridurre il carico
Occorre ascoltare il proprio corpo, il dolorino si può tollerare, anche un dolore un poco maggiore. Se tuttavia il giorno dopo peggioro, devo ridurre l’attività fisica.
Se la situazione è tanto grave da non poter camminare, se ci dicono che la cartilagine è quasi o del tutto erosa, non bisogna scoraggiarsi. Anche in queste condizioni si può ancora intervenire sulla funzione muscolare e sul controllo articolare. In molti pazienti, il miglioramento ottenuto con un’adeguata riabilitazione può contribuire a rinviare o evitare l’intervento di protesi.
Perché il dolore non dipende esclusivamente dalla cartilagine.
Come già accennato, la cartilagine è solo una sorta di dispositivo ultimo prima dell’infiammazione. Persa la cartilagine, i muscoli dovranno fare tutto il lavoro e si dovrà agire sul loro controllo motorio. La stabilizzazione articolare non è questione di forza, ma un lavoro fine dominato dalle reti nervose. Si può lavorare su queste attraverso opportune stimolazioni del sistema sensoriale propriocettivo, che, appunto, controlla finemente la stabilizzazione articolare.
Per approfondire
- La Coxartrosi: sintomi, cause e cure dell’artrosi dell’anca
- La Gonartrosi del ginocchio: cosa è, i sintomi e come uscirne
- L’ Artrosi: cause, sintomi e cure per migliorare il movimento
🔴 Se quello che stai leggendo ti interessa, può essere utile un confronto diretto per capire se il problema è davvero questo e se è possibile intervenire.
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Prof. Guido M. Filippi
Articolo del prof. guido m filippi, Università Cattolica di Roma, facoltà di medicina e chirurgia Roma
Medline prof. guido m. filippi
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