Piede equino: cosa succede davvero e cosa significa
Piede equino: cosa succede davvero e cosa significa
l piede equino è una condizione in cui il piede resta puntato verso il basso.
Chi ne è affetto:
- cammina sulla punta
- fatica ad appoggiare il tallone
- ha un movimento alterato
Ma il punto fondamentale è questo:
👉 il piede equino non è un problema del piede
È un problema del controllo del movimento.
Ed è per questo che:
👉 spesso non si risolve davvero. Ma si può cercare di migliorare il più possibile. Vediamo cosa si può fare, anche con innovative metodiche, andando oltre il Botox
🔴 Se quello che stai leggendo descrive la tua situazione, può essere utile un confronto diretto per capire se il problema è davvero quello che sembra e se il trattamento che possiamo offrire è utile.
👉 Il primo contatto serve solo a chiarire questo punto. Non implica alcun impegno: presso il Centro Pilota la prima visita è gratuita.
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articolo del prof. guido m filippi, Università Cattolica di Roma, facoltà di medicina e chirurgia Roma
Medline prof. guido m. filippi
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Sommario
- Cos’è davvero il piede equino
- Il collegamento con le paralisi cerebrali infantili
- Piede equino nel bambino: quando riconoscerlo
- Quando intervenire
- Il vero problema: non è il muscolo
- Il piede equino può creare numerose conseguenze
- Perché trattamenti locali spesso non bastano
- Come agire direttamente sul controllo motorio: una nuova e potente metodica
- Limiti del trattamento
Cos’è davvero il piede equino
Si parla di piede equino quando il piede non riesce a flettersi verso l’alto (dorsiflessione) e resta orientato verso il basso.
Questo comporta:
- appoggio sulla punta
- difficoltà nel cammino
- compensi a livello di ginocchio e anca
Il collegamento con le paralisi cerebrali infantili
Il piede equino è una delle deformità più frequenti nelle Paralisi cerebrale infantile.
👉 È spesso il primo segnale evidente nel cammino.
Nei bambini con paralisi cerebrale:
- i muscoli sono spastici (troppo attivi)
- il polpaccio resta contratto
- il piede viene mantenuto verso il basso
Questo porta a:
👉 un cammino in punta (toe walking) tipico
Piede equino nel bambino: quando riconoscerlo
È importante osservare precocemente:
- cammino sempre sulle punte
- difficoltà ad appoggiare il tallone
- rigidità del piede
- ritardo nello sviluppo del cammino
👉 una valutazione precoce è fondamentale
Quando intervenire
Non aspettare che il problema si stabilizzi.
Se il bambino:
- cammina sulle punte
- ha difficoltà nel movimento
- mostra rigidità
👉 è importante intervenire precocemente
Perché:
👉 più passa il tempo, più il problema diventa strutturale
Il vero problema: non è il muscolo
L’errore più comune è pensare che il problema sia:
👉 “il polpaccio corto” “il polpaccio è retratto, accorciato”
In realtà:
👉 il problema è il controllo neuromuscolare
Nei bambini con paralisi cerebrale:
- il sistema nervoso invia segnali alterati
- i muscoli restano attivi anche quando non dovrebbero
- il movimento perde precisione
👉 il piede equino è una conseguenza, non la causa
Il piede equino può creare numerose conseguenze
- difficoltà nel cammino
- perdita di autonomia ed equilibrio
- compensi su ginocchio, anca e schiena
Perché trattamenti locali spesso non bastano
Molti trattamenti agiscono su:
- muscolo
- tendine
- articolazione
Ad esempio:
- stretching
- tutori
- tossina botulinica
👉 possono ridurre temporaneamente il problema
Ma se non cambia il controllo:
👉 il piede torna in equino
🔴E’ indispensabile lavorare sul controllo motorio
Come agire direttamente sul controllo motorio: una nuova e potente metodica
👉Si può e si devono stimolare intensamente e in modo specifico le reti di controllo motorio, possiamo dire “per risvegliarle”. Questo è possibile con trattamenti altamente specifici (Crosystem).
La procedura, presente in numerosi centri in Italia, Spagna e Svizzera, si passa sull’applicazione di specifiche sequenze di micro allungamenti-accorciamenti (0,2-0,5 mm) applicate ai muscoli.
Questo stimolo è particolarmente e selettivamente efficace sui sensori nervosi, contenuti nel muscolo, fondamentali per il controllo del movimento.
Le caratteristiche di questo stimolo (frequenza di 100 Hz e assoluta regolarità sinusoidale) potenzia le capacità delle reti di controllo motorio che ricevono questo stimolo. In tal modo si ripristina un controllo efficace.
La ripetizione (3 volte al giorno, per 3 giorni consecutivi) garantisce la persistenza dell’effetto per mesi, in alcuni casi, senza fine per molti altri.
Il meccanismo si basa sull’induzione di una forte plasticità cerebrale, di base per qualunque recupero riabilitativo. (vedere review Front. Neurosci., 22 February 2023 Sec. Perception Science). In sostanza consente di far lavorare meglio quanto può lavorare meglio. Ma non solo, come documentato da circa 60 pubblicazioni scientifiche internazionali
Limiti del trattamento
Ogni paziente è una storia a sè e va considerato individualmente. L’effetto del Crosystem è di lunga persistenza, ma, per aumentarne la durata e ridurre il ritorno del problema, va integrato con la riabilitazione tradizionale. Crosystem offre nuove possibilità motorie al bambino, ma non gli insegna ad usarle: questo è un preciso compito della riabilitazione, fondamentale per un corretto recupero della coordinazione. Per ulteriori informazioni su questa innovativa metodica, non esitate a consultare i numerosi Test Clinici e a contattare il Centro Autorizzato Cro®system più vicino a casa vostra: saremo lieti di chiarire ogni dubbio. 
L’articolo è opera del Prof. Guido Maria Filippi
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