contrattura ileopsoas

Contrattura dell’ileopsoas: come risolverla in modo efficace

 

contrattura ileopsoas

Contrattura dell’ileopsoas: perché è così difficile da risolvere

articolo del Prof. guido m filippi, Università Cattolica di Roma, facoltà di medicina e chirurgia Roma
Medline Prof. guido m. filippi

Hai una contrattura dell’ileopsoas che non passa?

Se senti dolore all’inguine, alla schiena o una rigidità che ritorna ogni volta che ti muovi, potresti avere una contrattura dell’ileopsoas.

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Evidenze scientifiche

La contrattura e retrazione dell’ileopsoas

contrattura ileopsoas paralisi cerebrali infantili

L’ileopsoas è un grosso muscolo che ha il compito di flettere l’anca. Parte dalla zona lombare della colonna, per poi scendere lungo l’addome, entrare nella coscia e inserirsi sul femore.

Per capire meglio, immaginiamo di essere sdraiati e da quella posizione alziamo tutta la gamba, il movimento è ottenuto dalla sua contrazione. Se siamo in posizione eretta, è l’ileopsoas che ci permette di sollevare il ginocchio. Quindi, questo muscolo tende a chiudere l’angolo tra l’addome e la faccia anteriore della coscia.

Per approfondire il problema nei bambini, puoi approfondire nella guida completa sui problemi motori nei bambini e cosa fare

Quando sospettare che sia ileopsoas

È più probabile quando:

  • il dolore è inguinale ma non è pubalgia
  • il mal di schiena non passa
  • peggiora sollevando la gamba
  • ritorna dopo miglioramenti temporanei

I sintomi della contrattura dell’ileopsoas

I sintomi più frequenti sono:

  • dolore all’inguine
  • dolore lombare persistente
  • rigidità nei movimenti
  • difficoltà a sollevare la gamba
  • postura alterata

👉 Il dolore può irradiarsi anche alla coscia o aumentare con il movimento

Perché è così difficile da eliminare

La contrattura dell’ileopsoas è difficile da risolvere perché:

1. È un muscolo profondo

Non è facilmente raggiungibile con:

  • massaggi
  • stretching superficiale

2. È coinvolto in ogni movimento

Camminare, stare seduti, alzarsi…

👉 viene continuamente riattivato


3. È legato alla postura e al controllo motorio

Spesso il problema non è solo il muscolo, ma:

  • schemi di movimento alterati
  • compensi
  • rigidità della colonna o del bacino

👉 Risultato:
il dolore migliora… ma poi ritorna


❌ Cosa NON fare (errore più comune)

Molti pazienti peggiorano perché:

  • fanno solo stretching
  • trattano solo la zona dolorosa
  • si fermano completamente troppo a lungo
  • riprendono attività troppo presto

👉 Questo mantiene il problema attivo.

✅ Contrattura dell’ileopsoas: Cosa fare davvero

Per migliorare serve un approccio diverso:

  • lavorare sul controllo del movimento
  • ridurre i compensi
  • migliorare la coordinazione muscolare
  • intervenire su colonna e bacino

👉 Non basta “rilassare il muscolo”
👉 bisogna modificare il modo in cui lavora

Quanto dura una contrattura dell’ileopsoas

Dipende da:

  • quanto tempo è presente
  • come viene trattata
  • dalla causa reale

In molti casi:

  • dura settimane o mesi
  • tende a recidivare

👉 soprattutto se non si corregge il meccanismo che la mantiene

In questo video il problema di una contrattura o retrazione dell’ileopsoas e la sua risoluzione è spiegato brevemente.

Cro®system: un trattamento risolutivo per la contrattura dell’ileopsoas

Il Cro®system applica sequenze di micro allungamenti-accorciamenti di frazioni di millimetro al muscolo su cui agisce.
Questi microscopici movimenti (0,2-0,5 millimetri) stimolano la sensibilità che controlla quei muscoli (sensibilità propriocettiva) e questa migliora. Una migliore sensibilità propriocettiva migliora (e molto) la funzione muscolare (Aman et al. The effectiveness of proprioceptive training for improving motor function: a systematic review. 2015). In tal modo è possibile ottenere un potente e rapido rilasciamento del muscolo.

Quest’ultimo, pur essendo un muscolo profondo, all’interno dell’addome, in corrispondenza dell’inguine affiora in un piccolo punto. Su questo punto il Cro®system può agire. Il rilasciamento è immediato, di notevole entità e il soggetto affetto da paralisi cerebrale cambia quasi subito (cioè durante i 3 giorni del trattamento) la sua postura e almeno in parte la deambulazione.

Questa nuova situazione spalanca un portone alla riabilitazione, che si troverà ad agire in una situazione in cui il paziente non avrà più questa limitazione (o che sarà quanto meno marcatamente ridotta). Infatti, a fronte di 3 giorni consecutivi di trattamento con il Cro®system (assolutamente non doloroso e non invasivo) della durata di 30 minuti al giorno, questo risultato si manterrà per circa 12 mesi, senza bisogno di ripetizioni. L’effetto successivamente tenderà a regredire, ma per nostra esperienza mai tanto da tornare alla situazione iniziale.

Il medesimo risultato, immediato, in questi casi sempre risolutivo e del tutto permanente, si ha nelle contratture dell’ileopsoas accidentali, ad esempio negli sportivi.

Per ulteriori chiarimenti su questa innovativa metodica, vi invitiamo a consultare la pagina dedicata agli meccanismi di azione del Cro®system  e l’elenco dei Centri Cro®system Autorizzati, in Italia e all’estero.

Dove rivolgersi

Questo tipo di problema richiede una valutazione attenta del movimento e delle sue alterazioni.

Questo approccio viene utilizzato nella pratica clinica anche presso il centro pilota Crosystem che ha sede a Roma, oppure prso altri centri in Italia e non solo
Non è raro che persone provenienti da diverse regioni si rivolgano per questo tipo di problema.

Se vuoi capire meglio come riconoscere e affrontare queste difficoltà, puoi consultare la guida completa sui problemi motori nei bambini.

Link alle evidenze scientifiche di questo metodo

Il Crosystem è in uso da tempo presso diversi centri e istituzioni

❓ FAQ

❓L’ileopsoas contratto può causare mal di schiena?

Sì. È una delle cause frequenti di lombalgia persistente


❓Lo stretching basta?

No. Da solo spesso non risolve il problema.


❓È una condizione grave?

No, ma può diventare molto limitante se trascurata.


❓Può tornare dopo essere passato?

Sì, se non si correggono le cause.

 

Prof. Guido M. Filippi

articolo del Prof. guido m filippi, Università Cattolica di Roma, facoltà di medicina e chirurgia Roma
Medline Prof. guido m. filippi

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